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Paola Frigerio: «Fate viaggiare i vostri figli»

Non solo divertimento. Per la vulcanica imprenditrice a capo di Frigerio Viaggi Network, tra le più grandi reti italiane di agenzie viaggi, girare il mondo è fondamentale per crescere con una mentalità aperta e pronta al cambiamento. E così i figli Francesco e Vittoria viaggiano da quando hanno 2 anni. Ovunque.

«Se non viaggiassi potrei morire». Paola Frigerio, direttore di Frigerio Viaggi Network, tra le più grandi reti italiane di agenzie viaggi, fondata dal nonno Ugo nell’immediato Dopoguerra quale linea di trasporto privato dipendenti, non usa mezzi termini. E chiarisce: «Ho visto una bella fetta di mondo, ma non intendo affatto fermarmi». Anzi! La vulcanica imprenditrice, che ha trasformato la passione in lavoro e il lavoro in passione, tra le prime per altro a sostenere @BabyGuest perché, disse all’epoca, «solo una mamma può ideare un servizio così geniale!» (grazie, Paola!, ndr.), è decisa a trasmettere la propria passione anche ai figli: Francesco, 10 anni a settembre, e Vittoria, 4. «Perché viaggiare è vita. E solo viaggiando potranno crescere con una mentalità aperta e pronta al cambiamento».

Paola, mi pare di capire che per te il viaggio abbia una dimensione educativa… È così?

Assolutamente si. È fondamentale uscire dai propri confini, dal proprio orticello… E prima lo si fa, meglio è. I bimbi devono sapere che non esiste solo il loro mondo, ma chene esistono tanti e molto differenti. Sotto ogni punto di vista: culturale, religioso, culinario, economico…

 

In molti angoli del mondo persiste la povertà estrema. Vederla con i propri occhi può essere scioccante per i più piccoli. Non credi?

Dipende. Francesco, mio figlio, è rimasto molto colpito la prima volta che ha visto i villaggi africani… Eravamo in Kenya. Ha voluto saperne di più. Ha chiesto se intendessi quello quando gli parlavo dei bimbi poveri… Era turbato, sì… Ma va bene così. I bambini devono sapere la verità. E capire che sono fortunati. Altrimenti tutto sembra dovuto. E non è così.

 

Ti riferisci agli oggetti materiali?

Anche. I nostri figli hanno tutto. Ma devono sapere che ci sono bimbi meno fortunati che vivono nelle capanne e magari hanno le magliette con i buchi… Solo vedendo la realtà con i loro occhi se ne possono rendere davvero conto. Chi ha la fortuna di potere viaggiare con i propri figli deve farlo. Per il gusto del viaggio, certo. Ma anche per dare loro gli strumenti necessari per capire prima e meglio…

 

Qual è la vostra destinazione preferita?

Faccio fatica a indicarne una sola. Io credo che bisogna viaggiare il più possibile. Magari optando per il giusto bilanciamento tra Italia e mondo, cultura e relax. Con mio marito Giorgio cerchiamo di fare così. Coinvolgendo nella scelta anche i ragazzi. Ormai sono grandi. Soprattutto Francesco. È stato lui per esempio a chiedermi di visitare Roma. Una mattina di un paio d’anni fa mi ha detto: «Mamma, ho 8 anni e non ho mai visto la capitale d’Italia…». Mi sono sentita in colpa da morire. Così alla prima occasione abbiamo optato per un lungo week-end romano.

Com’è andata?

Benissimo. Ha scarpinato ovunque: Fori Imperiali, Colosseo, Vaticano… Prendeva persino appunti. E alla fine ha scritto un vero e proprio diario di viaggio. Era entusiasta. E in realtà sia lui sia Vittoria lo sono sempre o quasi. Amano essere on the road. Per carità: non sempre è facile. Anche perché hanno sei anni di differenza. E trovare attività che possano coinvolgere entrambi non è banale. Però basta qualche astuzia…

 

Tipo?

I momenti più critici sono i trasferimenti, le attese in aeroporto per esempio o i voli a lungo raggio. Francesco ha il suo iPad e ormai si autogestisce con giochi & co. Vittoria invece va coinvolta sempre. I piccoli sono meravigliosi perché si stupiscono davanti a ogni cosa. Hanno una curiosità innata. Basta poco perché siano felici.

 

Quali sono gli oggetti da portare sempre con sé quando si viaggia con bimbi piccoli?

Medicinali, qualche scorta alimentare e quelle che io chiamo le “amenities”: l’iPad del grande e qualche giochino per la piccola. Stop! Molti genitori hanno paura di viaggiare con i figli, soprattutto se piccoli. Ma io credo che i bimbi abbiano un grado di adattabilità superiore a quello dei grandi. Basta avere qualche accorgimento, rispettarne i ritmi, quello si, e poi partire… Anche per viaggi lunghi. Tanto più che i bimbi soffrono meno il jet leg rispetto a noi adulti. Sono piccoli, viaggiano più comodi, e quando arrivano a destinazione di solito sono belli vispi…

 

Quanti anni aveva Francesco quando l’avete portato per la prima volta oltreconfine? E Vittoria?

Due anni, entrambi. La prima vacanza di Francesco è stata a Santo Domingo. Mentre per Vittoria abbiamo scelto Cuba. Non male, vero? J (ride…) Con Francesco ho viaggiato in business nonostante più di un passeggero abbia storto il naso… E’ stato bravissimo. Molte compagnie aeree non permettono di viaggiare in business con bimbi sotto i due anni. E’ importante informarsi per tempo.

Nelle mete esotiche optate per il solo mare?

Non solo. Facciamo anche molte gite nell’entroterra o sulla costa, a seconda di dove siamo, proprio per scoprire i posti, conoscere le popolazioni locali, i loro usi e costumi. Anche fronte culinario. Credo che il cibo abbia una forte valenza culturale. E poi aiuta a costruire i gusti di ciascuno. Bimbi, compresi. Da questo punto di vista Vittoria mi da grandi soddisfazioni (ride…): vuole assaggiare tutto. Sempre.

Prima parlavi di ritmi da rispettare… Cioè?

Ognuno di noi ha i propri ritmi e i bimbi ancora di più. Vanno rispettati. Non vanno forzati. Soprattutto in vacanza. Quando si ha il tempo di concedersi un po’ di sano relax e di dolce far niente. E se poi alla sera vogliono stare svegli, va bene! Le regole ogni tanto vanno infrante…

 

In che periodo dell’anno siete soliti viaggiare?

Abbiamo la fortuna di potere fare più pause durante l’anno. Il viaggio con “V” maiuscola lo facciamo solitamente in autunno, tra ottobre e novembre. Ne faccio sempre uno con la rete di agenzie Frigerio Viaggi e approfitto per portarmi dietro anche la famiglia. Poi ad aprile a cavallo tra Pasqua e 25 Aprile, a seconda del calendario, ci ritagliamo uno spazio solo per noi. E anche in questa occasione optiamo quasi sempre per mete estere. Non necessariamente extra Europa. Amiamo molto le capitali europee.

 

E l’Italia?

La nostra estate è tutta italiana. Il buen retiro di famiglia è ad Alassio, in Liguria. E ogni occasione è buona per andarci. Poi a fine agosto siamo soliti fare qualche tappa nelle città d’arte. Roma, come ti dicevo. O, ancora, Firenze, Venezia, Napoli… Io personalmente amo molto la Costiera Amalfitana.

 

Niente montagna, dunque?

Non d’estate. Ma d’inverno sì. Quest’anno Vittoria ha messo gli sci per la prima volta. Si è divertita un mondo.

 

Che consiglio daresti alle lettrici di BabyGuest?

Fate studiare le lingue ai vostri bimbi. Sin dalla nascita, o quasi. Devono essere cittadini del mondo. E poi portateli in giro: in Italia o nel mondo. Una volta grandi, incoraggiateli a viaggiare anche da soli. Anche per periodi lunghi. Trovo fantastico potere frequentare il quarto anno scolastico all’estero per esempio. Poi c’è l’Erasmus. O, ancora, i Work Abroad Program. Noi stessi li proponiamo in agenzia. Permettono ai ragazzi tra i 18 e i 23 anni di fare uno stage all’estero. Così chi fa economia può ritrovarsi a lavorare anche per 3 mesi in una banca d’affari a Londra. Vuoi mettere l’esperienza? Di vita, soprattutto.

 

 

 

ph. credit: Tks to Paola Frigerio, Unsplash.com

 

 

 

 

 

 

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