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Silvia Grilli: “Ecco i miei posti del cuore… A partire da New York”

 

Dal daily più amato da Philip Roth alla suite che fu di Eliose. A tu per tu con la direttrice di Grazia, viaggiatrice instancabile (per lavoro) con nel cuore due mete su tutte: la Grande Mela e Alcamo Marina, in Sicilia. Mentre della figlia Anna dice: «La porterei ovunque». E intanto a Disneyland Paris…

 

Una meta su tutte. Anzi, due. Per Silvia Grilli, direttore di Grazia, magazine femminile del gruppo Mondadori che proprio quest’anno compie 80 anni ed è l’unico in Italia a potere vantare un network internazionale di 20 edizioni, dalla Russia all’Australia, fino al Messico, passando per Germania, Francia e UK, solo per citarne le principali, viaggiare è d’obbligo. Ovunque. Sempre. Per sfilate, incontri d’affari, interviste… Così le (poche!) volte che si ferma opta per vacanze perlopiù stanziali. «In una destinazione, anzi due…» confessa al magazine di BabyGuest. E specifica: «D’inverno mi rifugio a New York, mentre d’estate opto per la Sicilia, e per l’esattezza per Alcamo Marina, terra d’origine di mio marito Christian (Rocca, anch’egli giornalista e scrittore, ndr.), nel cuore del Golfo di Castellamare, a pochi chilometri dalla splendida Riserva dello Zingaro». E, ovunque vada, con lei c’è la figlia Anna: 5 anni di incredibile vitalità e charme!

 

Silvia, c’è chi pensa che viaggiare con bimbi piccoli sia inopportuno. Tu come la vedi?

Non sono d’accordo. Anna aveva sei mesi o poco più la prima volta che l’ho portata a New York. E da allora ci torniamo tutti gli anni, a volte due volte l’anno. Il punto non è il viaggio. Il punto sono semmai sono i ritmi che imponi una volta a destinazione. Ma vale anche a casa. I bimbi hanno bisogno dei loro tempi. Se rispetti quelli, puoi portarli ovunque.

 

 

 

Perché hai scelto proprio New York quale prima destinazione da visitare insieme?

New York è la mia seconda casa. Con Christian abbiamo vissuto e lavorato lì a più riprese. Io nello specifico sono stata per un paio d’anni «editor at large» per le testate Mondadori e tra le altre cose ho seguito la prima campagna elettorale di Obama girando al suo seguito tutti gli Stati Uniti. È stata una esperienza indimenticabile! Abbiamo una casa lì, nell’Upper West Side. E ci torniamo ogni volta che possiamo. Principalmente d’inverno. Per noi il Natale è New York! Per definizione… E l’anno scorso ci siamo persino sposati lì, al Consolato Italiano, con una ventina di amici e Anna in qualità di damigella… Era lei la vera sposa, vestita in Dolce & Gabbana… (ride…).

 

Come si trova Anna nella grande Mela?

Benissimo! A Milano Anna frequenta una scuola d’infanzia internazionale ed è praticamente bilingue. Adora New York. Nel nostro palazzo c’è una sola giochi a disposizione di tutti i bimbi e lei è capace di passarci ore e ore. E poi abbiamo i nostri «posti del cuore» dove ogni volta torniamo quasi fossimo in pellegrinaggio…

 

Puoi dare qualche dritta ai lettori di BabyGuest su qualche angolo “nascosto” di New York?

Certo. Per noi il brunch per definizione è da Barney Greengrass, in Amsterdam Avenue. È un daily, un postaccio, o quasi… Non si può prenotare, vai lì e speri di trovare un angolino. Ha aperto i battenti 110 anni fa… Per i newyorkesi è una vera e propria istituzione. Philip Roth, mancato proprio quest’anno, era un cliente abituale. Così come lo sono Sarah Jessica Parker e il marito Matthew Broderick. I turisti non ci sono. O non ancora almeno… E poi io e Anna adoriamo Bergdorf Goodman, il tempio della moda e del lusso, sulla Fifth Avenue… Dalle stalle alle stelle, si direbbe (ride…).

 

Shopping, shopping, shopping…

Potrei passarci pomeriggi interi… E Anna con me. Ma lì siamo a due passi anche dal celeberrimo The Plaza Hotel, dove per altro c’è un altro dei nostri «posti segreti». Ovvero: la suite di Eloise.

 

Chi è Eloise?

Eloise è una bimba di 6 anni realmente esistita che viveva al Plaza con la tata mentre i genitori erano in viaggio perenne in giro per il mondo. La sua storia ha ispirato la serie omonima di libri per bambini della scrittrice e cantante Kay Thompson. E a celebrarla è stata persino Disney con il film «Eloise al Plaza», uscito nel 2003. Nella realtà pare che Eloise fosse Liza Minnelli da piccola, di cui per altro Kay Thompson è madrina di battesimo… Se avete una bimba e vi capita di fare tappa a New York con lei portatela a visitare la suite di Eloise. Si divertirà un mondo. E poi…

 

E poi?

Fate tappa al Plaza Food Hall per una merenda doc. È una oasi di pace in uno degli angoli forse più trafficati di New York: sulla Fifth Avenue e la 59esima strada, proprio sotto le lussuosissime suite del Plaza, nell’angolo sud-est di Central Park. Vi trovate ogni tipo di delizia. E ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche. Inaugurato nel giugno 2010, è un vero e proprio «salotto del cibo».

 

Hai citato Disney poco fa… Sbaglio o hai portato Anna anche a Disneyland Paris?

Ci siamo state due volte finora. I bambini vanno matti per Disneyland. E devo dire che pure per noi adulti è una esperienza davvero divertente. La prima volta ci siamo andate in occasione di un concerto di Laura Pausini e abbiamo passato molto tempo proprio con Laura e sua figlia Paola, coetanea di Anna. Anna era estasiata… Per mesi ha raccontato a tutti che la mamma è amica della Pausini (ride…). Quest’anno poi ci siamo tornate con Alessia Marcuzzi e la figlia Mia per fare tutti i nuovi percorsi, visitare il Castello di Cenerentola, cenare al ristorante delle Principesse… Pioveva a dirotto. Eravamo zuppe, ma felici!

Avete approfittato per visitare anche Parigi?

Non in quella occasione. Ma io sono solita andarci almeno due volte l’anno per le sfilate e Anna è stata con me più volte. Tra i posti che amiamo di più c’è la Fondation Luis Vuitton, l’avveniristico museo d’arte contemporanea voluto dal patron LVMH Bernard Arnault e situato nel Jardin d’Acclimatation, nel Bois de Boulogne. Offre un percorso ad hoc per i bambini, nonché una serie straordinaria di laboratori d’arte studiati per le diverse fasce d’età e proposti in più lingue. Lo consiglio assolutamente a tutti. Se avete la possibilità, portateci i vostri bimbi!

 

C’è un posto nel mondo in cui vorresti portare assolutamente Anna?

In realtà ovunque, credo… Io viaggio tantissimo per lavoro e in realtà amo viaggiare soprattutto per lavoro. Mi permette di conoscere persone straordinariamente interessanti, di visitare luoghi altrimenti di non facile accesso, di vivere ogni volta o quasi qualcosa di insolito, inaspettato… E quando posso porto Anna con me.

 

Qual è il Paese che ti ha colpito di più?

In ogni angolo del mondo ho trovato qualcosa di straordinario. Ma tra i viaggi che ricordo più volentieri citerei il Giappone, un posto pieno di contraddizioni, in equilibrio perenne tra tradizione e modernità. Kyoto, in particolare: è unica! Ma ti direi anche le Isole Vergini britanniche. Ci sono stata 20 anni fa, forse più, e mi ricordo ancora Anegada… Incredibile! O, ancora, Shangai, Rio de Janeiro, Los Angeles… Sono tutte metropoli bellissime, vive, ricche di stimoli. Ricordo poi la gente di Gerusalemme e di Tel Aviv: persone stupende, con un amore per la vita unico o quasi…

E in Europa?

Amo molto i Paesi nordici. In Finlandia in particolare credo si mangi meglio che in qualsiasi altro posto al mondo… Mi prendono tutti per matta quando lo dico. Ma io adoro il salmone e il burro e non c’è Paese con salmone e burro migliori. Pure l’Olanda, con Amsterdam, o il Belgio, con Anversa, sono bellissime. Ad Anversa, tra le capitali mondiali per la lavorazione di diamanti, sono stata anni fa per una inchiesta per Panorama dopo che c’era stata una rapina rocambolesca in un caveau. Ripeto: viaggiare per lavoro non ha prezzo! Almeno per me.

 

Non sei mai rimasta delusa?

Una volta: a Cuba. Avevo grandi aspettative, ma ho trovato solo miseria… E differenze sociali enormi. L’oligarchia al potere vive in zone lussuose e tutto il resto è nella polvere. C’è una povertà preservata, volutamente… L’ho trovato orribile. In Russia invece vorrei tornare. Mi incuriosisce Mosca. Ci sono stata un paio di volte, di passaggio, e non sono riuscita a farmi un’idea precisa. Mentre San Pietroburgo è straordinariamente bella, seppure triste. Soprattutto di giorno, di notte no… Mi ha affascinato, forse per i libri di Dostojevskij. Ma l’Hermitage va visto. Non andateci con i tacchi, però. Mi sono dovuta togliere le scarpe e camminare scalza per non rovinare i pavimenti in marmo…

 

C’è un consiglio che vorresti dare ai lettori del magazine di BabyGuest?

Viaggiate, viaggiate più che potete… Ma non dimenticate l’Italia. È un Paese unico che va scoperto poco alla volta, anche al di fuori degli itinerari classici. Io dico Alcamo Marina, il nostro secondo «posto del cuore», ma le sorprese sono ovunque.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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