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Yoko e Marco: Il Giappone e l’arte dell’accoglienza (anche per i più piccoli)

Omotenashi (おもてなし). È la parola giapponese che definisce l’ospitalità unica del Paese del Sol Levante, fatta di accoglienza, rispetto per le persone, servizio (disinteressato)…

In viaggio con Yoko Yasuo, moglie e musa di Marco Massarotto, ideatore de La via del Sake e mamma di Shun.

 

 

 

 

 

La cultura, la passione per il cibo, la generosità delle persone… Sono queste le qualità chiave dell’Italia per Yoko Yasuo, giapponese doc, nel nostro Paese dal 2013, moglie di Marco (Massarotto) e mamma di Shun (“falco”, nell’idioma del Sol Levante), 18 mesi, con all’attivo già due viaggi in Estremo Oriente e pronto, anzi prontissimo, per il terzo al via in poche settimane. «Shun aveva appena 6 mesi quando l’abbiamo portato per la prima volta in Giappone» racconta al Magazine di BabyGuest Yoko, in un italiano quasi perfetto, in grado di cogliere ogni sfumatura (complimenti!). «Ero preoccupatissima e nel dubbio mi ero portata di tutto: giochi, vestitini per il ricambio, pannolini… Temevo che avrebbe pianto e disturbato le persone a bordo. E invece è andato tutto benissimo. Ha dormito molto e chi mi era vicino ha potuto godersi il viaggio in tranquillità». Shun stava benissimo, insomma. Ma anche gli altri passeggeri. Ed è questo il punto. Nella cultura giapponese l’attenzione agli altri è innata, non è una questione di cortesia, fa parte del DNA di un intero popolo… Chiunque sia stato a Tokyo (e dintorni) sa di cosa parliamo. È una attitudine unica. Davvero!

 

Yoko, l’arte dell’accoglienza giapponese non ha pari al mondo. Come mai?

Fa parte della nostra cultura. Noi siamo soliti pensare prima di tutto agli altri: «come si sentono», «sono comodi», «sono a loro agio»… In giapponese si dice «omotenashi»: significa proprio accoglienza e rispetto per gli altri, con il cuore…

 

Ossia: in modo disinteressato. Giusto?

Esatto. Non ci si preoccupa per gli altri in cambio di qualcosa. Lo si fa e basta. Perché solo così riusciamo a stare bene anche noi.

 

È l’essenza dell’approccio orientale, assai diverso da quello occidentale.

In Occidente si tende a pensare prima di tutto a sé stessi: «come mi sento», «sono comodo», «sono a mio agio»… Per me è un vero e proprio salto culturale e ancora oggi ho molta difficoltà nel dire per esempio quello che penso davanti agli altri. Ma sto imparando (ride…). E, a dire il vero, credo che sia fondamentale per stare davvero bene.

 

Anche in Italia l’arte dell’accoglienza è centrale. Meglio qui che altrove, insomma.

Assolutamente! Sono stata davvero fortunata a incontrare mio marito. Sognavo sin da piccola di vivere in un Paese straniero. Diciamo che meglio di così non mi poteva andare… In più viviamo a Milano, la città più internazionale d’Italia, con un tessuto culturale unico e assai stimolante. È la sintesi perfetta di ciò che amo di più dell’Italia: la cultura, appunto, la passione per il cibo, la generosità delle persone…

 

È stato facile integrarsi?

Non nell’immediato. Il salto culturale è comunque notevole. E arrivarci in età adulta non aiuta. Ma mio marito ha una rete di relazioni molto forte, abbiamo la casa spesso piena di amici, e io stessa nel tempo mi sono costruita delle conoscenze. Mi piace molto fare l’aperitivo, per esempio… (ride…)

 

Che cos’è «La via del Sake»?

È una associazione culturale no profit nata per promuovere il sake e l’enogastronomia giapponese in Italia. L’idea è di mio marito, Marco (Massarotto), e di un gruppo di suoi amici, sia italiani sia giapponesi. Organizziamo eventi, corsi, tour, viaggi su misura. Ovviamente in Giappone. Il sito è: https://laviadelsake.it

 

 

 

 

A proposito di viaggi, qual è il viaggio del cuore che vorrebbe fare con sul figlio Shun?

Vorrei fargli scoprire la mia terra. Siamo stati già due volte dalla mia famiglia, a Kanagawa, la prefettura a Sud di Tokyo, con capoluogo E tra poche settimane ci torneremo. Lo porterò al mare, ci sono spiagge bellissime, seppure assai diverse da quelle italiane. Lì c’è l’oceano pacifico, con onde spesso altissime, adatte agli amanti del surf… Ma basta qualche accorgimento e anche per i più piccoli il divertimento è assicurato.

 

E parlando di itinerari?

Ne consiglio uno su tutti: bastano 8 giorni, 9-10 con il viaggio dall’Italia, a seconda dei voli, per avere uno sguardo d’insieme sul “mio” Giappone.

 

Tour Tokyo – Kamakura – Haukone – Kyoto

 

Prima tappa: Tokyo (3 giorni)

 

Giorno 1:

 

Mattina: passeggiata al Parco Ueno e visita allo zoo (http://www.tokyo-zoo.net/english/index.html). Consigliatissimo.

Pomeriggio: a spesso per il mercato di Ueno, il cui cuore è Ameyoki, diventato famoso all’indomani della Seconda Guerra Mondiale perché vi si trovavano molto prodotti americani (“Ame” sta proprio per America).

 

Giorno 2:

 

Mattina: Odaiba e visita “obbligata” a Miraikan, ossia il parco del futuro (http://www.miraikan.jst.go.jp/en/. Per i bambini è una esperienza indimenticabile!

Pomeriggio: shopping a Ginza

 

Giorno 3:

 

Mattina: passeggiata a Omotesando

Pomeriggio: visita a Sky Tree (www.tokyo-skytree.jp/en/). La vista dall’alto è impareggiabile!

 

Seconda tappa: Kamakura (1 giorno)

 

Giorno 4:

 

Mattina/Pomeriggio: a spasso per templi e giardini… Ne vale davvero la pena!

 

Terza tappa: Haukone (1 giorno)

 

Giorno 5:

 

Mattina: Un passeggiata sulla Montagna Owakudani (http://www.hakoneropeway.co.jp/foreign/en/index.cgi) per ammirare seppure da lontano il Monte Fuji, la vetta più alta del Giappone, sempre innevata in cima. Bellissima!

Pomeriggio: relax alle terme (http://www.hakoneyumoto.com/hotspa/17). In Giappone sono un must! O, in alternativa, visita all’Open-Air Museum(http://www.hakone-oam.or.jp). Divertentissimo per i bimbi!

 

 

 

 

Quarta tappa: Kyoto (3 giorni)

 

Giorno 6, 7 e 8:

 

Mattina/Pomeriggio: a spasso per la città imperiale, antica capitale del Giappone. A piedi, in bici o in risciò! Visite ai templi, a cominciare dal Tempio D’Oro, shopping a go-go, tappa obbligata al mercato Nashiki (http://www.kyoto-nishiki.or.jp).Kyoto vi lascerà senza fiato! (e noi di BabyGuest confermiamo!) J

 

 

In conclusione, Yoko, il Giappone è un Paese kids friendly?

Assolutamente si! È il paradiso per i bimbi di tutte le età. Patria dei cartoni animati, ricco di parchi a tema, musei, luna park… Ha una natura impareggiabile e assai diversa da quella europea. E poi è un Paese sicuro, anzi sicurissimo. Se sei in un locale e deve assentarti per andare ai servizi puoi tranquillamente lasciare la tua borsa sul tavolo, con tanto di portafogli, chiavi, tutto… Anche la pulizia è estrema, unica direi. La rete di trasporti è perfetta. E pure per chi si muove con passeggini & co sono assicurati ascensori e scale mobili dappertutto (che funzionano!)…

 

E a noi di BabyGuest non resta che dire: arigatò, Yoko! E consigliarvi di fare subito le valigie per il Paese del Sole Levante. Non ve ne pentirete!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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