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Il Carnevale “lungo” di Milano: leggende ed esperienze da vivere con i bambini

Il Carnevale “milanese” se la prende comoda, molto più comoda di quello che invece viene festeggiato in tutto il resto d’Italia. Seguendo infatti il Rito Ambrosiano, unica eccezione nel suo genere dato che in qualunque altro luogo il Carnevale si uniforma al Rito Romano, questa festa amata da sempre da grandi e piccini, si prolunga fino al Sabato grasso, immediatamente successivo al Giovedì grasso.

Connotazioni storico-religiose a parte, con cui evito di tediarti, ti sei mai chiesta quali leggende ci siano dietro a questa straordinaria unicità?

Nulla di noioso, non preoccuparti! Anzi! Scoprire le storie che si tramandano nei secoli a raccontare perché a Milano e dintorni il Carnevale sia così “lungo”, ti offrirà degli spunti molto simpatici da condividere con i tuoi bambini per spiegare loro qualcosa di nuovo non solo su questa festa ma anche sulla storia della loro città e dei personaggi che l’hanno resa tanto famosa nel mondo.

Tutto ruota attorno al nostro amato Sant’Ambrogio, Patrono di Milano.

La vita di questo grande personaggio è già di per sé un’avventura leggendaria tutta da raccontare. Ma quello che ci interessa oggi è che grazie alle innovazioni, alle idee, alle intuizioni e alla lungimiranza di Aurelio Ambrogio – questo il suo nome alla nascita – il Rito Ambrosiano è giunto fino a noi donando alla nostra Chiesa – e al nostro Carnevale “lungo” – un tratto distintivo e profondo rispetto a tutti gli altri, sfuggendo all’uniformazione dei riti voluta da Papa Gregorio I e dal Concilio di Trento.

Soffermandoci al Carnevale Ambrosiano e ai motivi che lo hanno differenziato da quello Romano, la leggenda narra che all’epoca di Sant’Ambrogio il Carnevale a Milano fosse una celebrazione meravigliosa e di grande importanza, che non aveva nulla da invidiare a quelle svolte nelle altre città. Attorno al IV secolo però, il nostro Ambrogio era fuori città – non certo per una scampagnata, si intende – per un irrinunciabile pellegrinaggio (così dicono le cronache dell’epoca quando ancora non esisteva Radio Maria e i giornali di gossip non avevano ancora aperto le loro redazioni deliziandoci con notizie di costume e società, ahimé!) e che i milanesi, tanto tanto affezionati al loro carissimo Vescovo decisero di attendere il suo rientro prima di interrompere i festeggiamenti.

Pettegolezzi di quartiere però mormorano che in realtà quei furbacchioni dei milanesi approfittarono dell’assenza dell’impegnatissimo Ambrogio per prolungare i festeggiamenti più per sé stessi e per il loro divertimento che per rispetto all’assente Vescovo attendendone il ritorno a Milano. Ma che antipatiche insinuazioni! Non trovi?!

C’è però un’altra storia che si legge nei racconti sopravvissuti ai secoli e sussurrati all’orecchio nei vicoli dei quartieri della città o di fronte al fuoco, la sera, prima di andare a dormire, quando ancora la tv satellitare e Netflix non avevano fatto ancora il loro glorioso ingresso – un tantino invasivo – nelle nostre impegnatissime vite. Si dice infatti che un anno il periodo dei festeggiamenti di Carnevale andarono a combaciare con la fine di una lunga pestilenza e che la popolazione milanese, provata e devastata da questa lunga scia di sofferenza, fame, isolamento e morte, non avesse nulla da festeggiare, né l’umore esattamente gioioso né tanto meno viveri da mettere in tavola. Allora il nostro eroico e caro Ambrogio intervenne per risolvere la situazione – come quando Clark Kent entrava nella cabina telefonica per trasformarsi in Superman, te lo ricordi? Chissà poi come farà adesso che non ci sono più le cabine qui da noi, ma questa è un’altra storia! -, tornando al nostro eroe Ambrogio, dicevamo che risolse il dramma chiedendo al Papa di posticipare almeno a Milano i festeggiamenti. Il Papa concesse la tanto desiderata dispensa – tra sbuffi e sospiri – e via tutti i milanesi lanciar coriandoli come se non ci fosse un domani, rinfrancati e rinvigoriti da cotanta grazia.

 

Deborah Croci
Deborah Croci
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